Menorca
venerdi 08 agosto 2008

Introduzione a Minorca

Menorca

Coloro che conoscono le quattro isole principali della Comunitat Autònoma delle isole Baleari concordano nel dire che sono molto diverse tra di loro. Dopo, se le conoscono da tempo, è anche normale che aggiungano qualche commento ai cambiamenti subiti da queste per via del grande sviluppo dell’industria turistica. Tutto cambia, ma la “mondializzazione” alla quale sono sottomesse non impedisce che a Maiorca possano respirarsi ancora essenze ancestrali, che Ibiza conservi la sua calidità africana, che Formentera emani l’incanto edenico dei luoghi piccoli e appartati... e che Minorca ci offra un po’ di quanto detto prima e molto di altre particolarità che la rendono, se possibile, ancora più diversa. Oggi potrebbe vedersi come una striscia di terra strappata al continente europeo, ancorata, con ottima precisione, al centro del Mediterraneo più occidentale. I suoi 700 km2, sparsi in otto centri principali, sono più che sufficienti. È qualcosa che inevitabilmente si scopre non appena si abbandona l’omaggio automatizzato ai bagni di sole, comune e quasi un obbligo, nei mesi estivi. Questo uso del tempo dedicato alle vacanze è pienamente giustificato dalla qualità delle spiagge e insenature che offre Minorca, dove è interessante, gratificante, più che in moltre altre destinazioni turistiche, quel “tanto altro ancora” che spesso complementa le offerte del turismo tradizionale. I mercatini artigiani, le feste, i monumenti preistorici, i prodotti della gastronomia locale, le impronte della storia in ogni angolo delle geografie urbane ci invitano a godere con calma –questa è una delle abilità che di solito si attribuisce ai minorchini– di un luogo che potrebbe diventare un modello da seguire se si raggiungono gli obiettivi di crescita sostenible difesi attualmente. L’isola ha superato ormai la barriera dei settantamila abitanti, qualcosa che poteva sembrare impossibile mezzo secolo fa ma si è comunque davvero lontani dall’essere preoccupati per via della crescita demografica. Sebbene i visitanti facciano aumentare fino al doppio questa cifra nel punto critico della stagione, la quota di paesaggio rimane sempre alta e il godimento della natura si prolunga nei domini del mare. Risulta difficile coprire tutto il litorale via terra, a causa della configurazione della rete stradale; la navigazione da diporto è quindi l’alternativa ideale. Per questo si imita, sempre di più, l’abitudine locale di fare il giro dell’isola, a tappe, in imbarcazioni di tipo familiare, e sono anche numerosi coloro che praticano sport subacquei, visto che la bellezza dei fondali marini va pari passo con quella del profilo costiero. Allo stesso modo aumenta il numero di persone interessate alla neonata industria alberghiera di tipo rurale, per godere direttamente di una natura praticamente intatta (l’attività agraria è stata finora la chiave del suo mantenimento). Così come la curiosità per aspetti della vita isolana che prima si evitava di mostrare, adducendo che non interessavano a nessuno... Tutto quindi cambia, come dicevamo all’inizio, e a quanto sembra in maniera favorevole, con una visione molto chiara dei rischi che comporta uno sfruttamento spropositato dell’isola. Non è strano, quindi, che la calorosa accoglienza concessa ai forestieri comporti, come contropartita, solo una richiesta: quella di rispettare questo ambiente proprio come l’ha fatto finora la popolazione locale.

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