Menorca
lunedi 08 settembre 2008

Municipio di Ciutadella, Minorca

Menorca
Ciutadella, Menorca
Menorca

L’ “altra capitale” dell’isola è una località attraente e altrettanto ospitale. Qualità che durante i giorni cruciali del calendario turistico la collocano a un passo dal “tutto esaurito”. Le strade e le piazze di Ciutadella de Menorca (il suo nome ufficiale) sono gremite e nel porto non bastano gli ormeggi. Bisogna aspettare le ore in cui le spiagge assorbono l’eccesso di viandanti per ammirare con tranquillità ciò che il luogo offre il resto dell’anno: la serenità di una città antica, con molta storia nelle sue strade e nella memoria pubblica. È facile indovinare il tracciato delle antiche mura nell’arco che disegnano attualmente le tre passeggiate consecutive (della Constitució, di Jaume I e del Capità Negrete) e che popolarmente si conosce come Sa Contramurada. Lo delimitano due imponenti bastioni, su uno dei quali si erge il Comune –in passato una cittadella, durante la dominazione musulmana– mentre l’altro ospita il Museu Bastió de sa Font; questi dominano il porto e il suo prolungamento, il Pla de Sant Joan, scenario dei giochi equestri che si celebrano durante le feste. La città medievale, all’interno dei suddetti limiti, possiede numerosi edifici di interesse. La sua colonna vertebrale va dalla piazza Alfons III a quella di Es Born. Fino ad arrivare alla plaça Nova riceve il nome di Camí de Maó, come l’antica via d’accesso alla città, oggi sostituita dalla strada generale; dopo si converte in Ses Voltes (via Josep Mª Quadrado), la cui stretta careggiata scorre tra i portici a volta delle case. L’armonica successione di archi viene rotta solo nel breve ampliamento di Sa plaça Vella, dove si può vedere una rappresentazione in bronzo dell’emblematico Be (agnello) de Sant Joan (delicata scultura in miniatura di Matías Quetglas). Tutto questo accade a ridosso della chiesa cattedrale, monumento nel quale convergono religiosità e coscienza cittadina, nonché centro reale e simbolico di questa località. Senza essere più alto di altri edifici urbani, quello della Seu (la cattedrale) colpisce l’osservatore per via della sua ubicazione in quanto l’ampio spazio che la circonda mette in risalto delle dimensioni contundenti. Questa chiesa di Santa Maria fu costruita nel XIV sec. nel posto dove si trovava l’antica moschea musulmana, che già era stata adattata al culto cristiano dall’arrivo nell’isola di Alfonso III; fu consacrata cattedrale nel 795. Costruita secondo i modelli del gotico catalano, consta di un’unica e ampia navata nella quale confluiscono varie cappelle laterali. È stata riparata e ricostruita così tante volte che non è strano che presenti degli elementi barocchi, come la cappella di Ses Ànimes, o neoclassici, come la facciata principale. Come tempio principale della città ha vissuto momenti sia allegri che tragici, come il saccheggio e il posteriore incendio nel 1558, s’any de sa desgràcia (l’anno della disgrazia), ad opera delle orde turche dei pascià Mustafá e Pialí. Nel Pla de la Seu si erge pure il palau Olivar, che con la sua facciata aggettante sembra proteggere il transito logico fino a Es Born. Conviene, tuttavia, ritardarlo e perdersi prima per le viuzze dei dintorni. In quella del Bisbe si trova il Palazzo Episcopale, e in quella contigua, di Sant Sebastiá, il palau Squella, in stile barocco, e di gusto italiano del XVIII secolo; più in là, in via Santa Clara, troviamo il palazzo del Barone di Lloriac, il titolo più antico della nobiltà locale, che fa angolo con via Dormidor de ses Monges, dove si trova il convento delle suore clarisse, strettamente legato alle vicissitudini della città. Tornando indietro verso ses Voltes per la stessa strada, si passa tra la piccola chiesa di Sant Josep e Can Salord, con l’angolo tagliato, sicuramente per propiziare le entrate e le uscite del tempio. Attraversando Ses Voltes, un corso soggetto all’incessante corrente dei pedoni, la via prende il nome di Bisbe Vila, anche se si conosce meglio come carrer del Seminari, essendo qui ubicato il convento agustino del Socors, di stile rinascimentale e sede del seminario. Il suo chiostro ospita nelle serate estive il Festival de Música e concerti della Capella Davídica, un’istituzione nella quale si sono formate apprezzate voci della scena musicale locale. Prima, comunque, si sarà passati di fronte alla piccola cappella del Sant Crist, e a un altro palazzo, quello del secondo ramo della casa Saura, occupato adesso dagli uffici di una banca. Alle spalle del Socors, uno spazio con vita propria: quello del mercato, nella Plaça de la Llibertat, con un’architettura in ferro, propiziata dai modernisti, che suppone un salto di due secoli nel panorama della zona, ma che ha già acquistito il necessario aspetto invecchiato affinché non stoni con tutto l’insieme. In via del Santíssim troviamo ancora altri palazzi come quelli di Saura e Martorell, e la chiesa del Roser –secolarizzata e adibita a centro culturale–, e altre viuzze, strette, che trasmettono calma e intimità. Arriviamo quindi al Born, dove le mansioni Salord e Olivar, che risalgono al XIX sec., sublimano l’intenzione di rappresentatività di queste abitazioni –le case nobili o palazzi–, e la cui architettura più spettacolare è più evidente nelle facciate. L’obelisco del Born può considerarsi un indice accusatore, un reclamo alle potenze celestiali per l’abbandono subito davanti alle calamità. Tributo alle vittime dell’attacco turco, va anche interpretato come affermazione di una grandezza alla quale non si rinuncia. Ciutadella tiene presente il proprio passato e sa che il ruolo che ha dovuto svolgere non è stato sempre piacevole. Il fatto che gli occupanti britannici le strappassero la capitalità, per esempio, non le impedisce di conservare l’orgoglio che comportava l’ostentazione del titolo. Di fronte ai citati palazzi si trova il Comune, e da un lato il Teatre des Born, accanto al quale si può accedere al porto per le scalinate della Baixada Capllonch. Un altro accesso è quello della Costa des Moll, che si apre tra questa piazza e la contigua Esplanada des Pins, un altro scenario dello svago urbano. Se anziché scendere al porto, si percorre il Passeig de Sant Nicolau, si giunge all’entrata, al mare aperto e al Passeig Marítim, lungomare che costeggia il profilo di Cala Degollador. Sulla piazza dell’ammiraglio Farragut –illustre marinaio statunitense di ascendenza ciudadelana– si alza il Castell de Sant Nicolau, elegante costruzione militare, precisamente una torre isolata, dalla quale sporge una torretta aggiuntiva per montare di guardia. Dalla pianta ottogonale e circondata da un fossato, era dotata di pezzi di artiglieria per fronteggiare gli attacchi provenienti dal mare. Fu progettata da ingegneri spagnoli alla fine del XVII secolo per sostituire la precedente, alla quale appartiene lo scudo che attualmente ostenta, con le armi della Corona d’Aragona. Di recente è stata restaurata, e d’allora si può visitare gratuitamente. In ultimo, va detto che lo spirito estivo si materializza ogni anno a Ciutadella in occasione delle feste di Sant Joan, evidenziando il cuore mediterraneo che batte sotto la sua facciata venerabile, e che non si arresta fino a quando le giornate non si accorcino di nuovo. Non importa come, ma bisogna riempire le notti, vestirle di musica, e smentire la fama austera di essere una città di conventi. Ovviamente il porto si trasforma nella piazza dove i festanti nottambuli si scambiano proposte di svago e divertimento, nella passerella delle illusioni.

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